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MASSIMO PLATANI
Pittore - Scultore - fotografo Tel. 0034 915300627 - 0034 915281680 - Fax 0034 915399822 |
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Critica antologica Nato all'arte come Massimo Platani, Nicolò Panepinto coniuga questa sua duplice anagrafe per un fatto acquisito, ma sempre più va rivelandosi nell'unicità del proprio essere di artista di operatore, di ricercatore. Parrebbe una contraddizione, ma non è detto che la pluralità degli interessi comporti una dispersione d'intenti: tutt'altro. Se poi ci poniamo di fronte alla complessità della vita di oggi, alta varietà dei problemi che essa ci presenta, al caos che si apre innanzi alla nostra coscienza nel dipanare il filo aggrovigliato della stessa possibilità di esistere, allora ci si accorge che l'unica via per giungere a un fine è quella di sperimentarne tutte le uscite, correndo non una ma mille avventure. Platani-Panepinto dunque, scultore - pittore - ricercatore estetico. Atto a cimentarsi sul terreno tradizionale, non teme di affrontare gli enigmi di un informale che apra spazi espressivi ai labirinti dell'inconscio, si butta a capofitto nella realtà attuale per mettere a fuoco i comportamenti di una società: e tutto ciò per riaffermare un principio che sta alla base del dilatato concetto che, oggi, si ha dell'arte. Ed è questo il fattore che unifica la sua azione, che le conferisce un peso non soltanto estetico, ma, direi soprattutto morale. L'uomo del nostro tempo non è solamente il poeta che si isola nella sua torre di avorio, bensì colui che è pronto a trarre dai confronti con la vita tutte te conseguenze delle sue azioni. Uno, nessuno, centomila: la profetica intuizione pirandelliana ben si adatta alla condizione umana cosi come ci si presenta nell'atto in cui i confini tra razionale e irrazionale appaiono sfumati e indefinibili. La lucida razionalità di chi ricerca fra le mille improbabili ipotesi di verità che ti si presentano si converte nell'irrazionalità di chi scopre, aldilà di quei limiti, un esito creativo che si identifica con un momento poetico scaturito dall'assunzione di una responsabilità nei confronti del gesto compiuto. L'arte non è più soltanto artigianato: è, si, anche mestiere, è possesso di strumenti operativi, ma e pure ritrovamento e attuazione di valori che, pur appartenendo teoricamente a tutti, sono pero possesso reale di pochi. Tutti, potenzialmente, artisti, pochi nelle condizioni di rivelarsi come tali: la manualità va associata al pensiero, il gesto deve generare il linguaggio, l'emozione poetica ha da coincidere con le realtà storiche che la determinano: e tutti questi diversi fattori debbono a loro volta, comporsi in quelle associazioni che diano luogo alla comunicazione visiva di quanto scaturisce da un simile coinvolgimento. lì manifestarsi nei modi che siano i più coerenti con lo specifico problema che si affronta diviene perciò un atto di coerenza, non di dispersione. Nicolò Panepinto, sotto questo profilo, è esemplare. Il suo mondo pittorico, che investe dapprima la natura in una percezione di valori espressionisticamente tradotti in astratte sensazioni, ritrova tuttavia il connotato umano ma per valersene come di un simbolo di presenza: ed è proprio questa presenza che comporta l'inserimento dell'immagine in un tessuto sociale. Ma in esso noi avvertiamo più forte il dramma cui una scissione fra la strumentalizzazione delle strutture e l'ansia di libertà da ogni forma di aggressivo condizionamento. ll sogno si innesta allora all'interno della stessa realtà e l'oggetto assume in sé il significato di una liberazione qualora lo si possieda compiendo quasi un atto di rapina. Possiamo quindi impossessarcene perché esso abbia a gratificarci. L'immagine di un'opera d'arte che appartiene all'umanità intera diviene concretamente nostra se ce ne impadroniamo apponendovi la nostra Firma, non solo, ma le immagini di un presente condizionante sono riscattate dall'inserimento di una persona fisica che ripete il gesto di un'opera d'arte o che ne ostenta alcuni attributi, allo scopo di riproporne i contenuti nell'intento e di fornirne la lettura alla luce di una diversa condizione storica. E' questa una posizione che ribalta il rapporto fra le avanguardie attuali il pubblico. Si tratta, in effetti, del «rifiuto di un rifiuto». Invece di imitarsi a contestare la realtà; Massimo Platani ne accetta l'evidenza non per adeguarsi ad essa, ma per trovare nel suo stesso modo di essere la possibilità di superarne i limiti, riproponendo, quale strumento di liberazione, il diritto di sognare, di pensare, di decidere. Le apparenze divengono merce da offrirsi a chi la vuole, ma quelle apparenze nascondono una verità interiore che emerge dai rapporto dell'immagine, coi paradossali aspetti della vita e col recupero dei significati di un oggetto avulso dai fattori condizionanti che lo hanno generato. Perciò l'artista, assolta la funzione di offrire una spiegazione al suo comportamento, può riprendere il contatto con la materia tradizionale e trarre dal marmo un impeccabile esempio di trasfigurazione della realtà; cosi come può, attraverso un'ardita operazione di architettura scultorea, inventare quelle forme dinamiche che rappresentano un'idea ritmica di movimento e candiscono nello spazio il concetto stesso del divenire. Nicolò Panepinto è, dunque, un «operatore» nel senso più compiuto del termine: solo che la sua operazione, non investe soltanto un aspetto del processo creativo. Li investe tutti globalmente e, sarei per dire, contemporaneamente, poiché mentre risolve un problema formale apre il varco alla soluzione di motivi che gli vengono proposti dal suo stesso inserimento in un mondo che è anche quello dell'arte. Di un'arte, ripetiamo, che non è più solamente oggetto passivo di contemplazione ma stimolò a un'azione che riproponga l'arte medesima come fatto inerente alla vita e quindi alla società. Simile complessità, che sembra riverberarsi sulla duplice anagrafe dell'artista, non può andare a discapito della sua coerenza in quanto è coerente appunto al verificarsi di questa contemporaneità di esigenze e, quindi, degli stimoli, che lo inducono a operare in diverse ma convergenti direzioni. E, d'altronde, una poliedricità che porti a investire la stessa natura umana non è forse stata la forza determinante che ha portato alla universalizzazione di quel fenomeno cui è stato apposto il nome di umanesimo? Ora, se è vero che un umanesimo erudito, teoricamente associato a un certo tipo di cultura, appare decisamente n crisi, più forte che mai si sente il bisogno di sostituirvi un analogo fenomeno adattato alle caratteristiche del nostro tempo. Nella pluralità delle realizzazioni estetico-operative di Panepinto-Platani mi par di riconoscere l'attuazione di una simile necessità, che è poi quella li fornire alla conoscenza gli strumenti più adatti per adeguarla alle esigenze espressive dell'epoca attuale. L'artista oggi non può più .essere unicamente un profeta, ma è sempre, sicuramente, un demiurgo, ossia, per risalire al significato etimologico dèlla parola. un pubblico lavoratore. Mario Monteverdi |